L’abbondanza? Prima di tutto uno stato mentale….

Come si fa ad attirare l’abbondanza di idee, di opportunità e di soldi nella propria vita? Quali sono i passi pratici da intraprendere, ma anche il segreto “energetico” da attivare per vivere tranquilli e sicuri, realizzando la propria missione esistenziale con gioia e soddisfazione? Ben tre libri e un oracolo te lo svelano. Scopri tutto leggendo l’articoloL’abbondanza? Prima di tutto uno stato mentale“, pubblicato sul quotidiano La Provincia.

La Natura ti fa bella. Anche la cosmesi guarda al vegetale

E’ possibile formulare da sé creme, oli e sieri per una bellezza davvero naturale e rispettosa dell’ambiente, evitando prodotti industriali? Lucilla Satanassi e Hubert Bosch spiegano come utilizzare le qualità di piante e fiori per preparati “verdi” e di alta qualità. Leggi tutto nell’articolo “La Natura ti fa bella. Anche la cosmesi guarda al vegetale”, pubblicato su la Provincia.

Suminagashi, inchiostro e emozioni fluttuano all’unisono

di Daniela Mambretti

Un’antica forma di pittura giapponese libera sensazioni ed emozioni profonde prima nell’acqua, in un lento fluire di colore, poi su fogli di carta di riso, in armoniosi giochi di forme e sfumature, fino a disegnare un’intrigante mappa dell’anima. 

Sviluppatasi in Giappone poco dopo l’anno 1000, durante il periodo artisticamente ricco di Heian, il Suminagashi è una forma di pittura che prende origine dallo Shodo, la calligrafia a inchiostro considerata anch’essa una forma d’arte.  Muovendo, in una bacinella d’acqua, due pennelli rispettivamente intinti in inchiostro e in fiele di bue si ottengono disegni galleggianti dalle forme morbide e misteriose che evocano i moti dell’anima. “Abbandonandosi al gioco dei pennelli e della fantasia, l’inchiostro materializza le emozioni in segni grafici che testimoniano stati d’animo e particolari evoluzioni del mondo interiore” – spiega Luisa Canovi, titolare dello Studio Origami Do a Milano. Poi, si fissa quanto creato nell’acqua su fogli di carta di riso, prima appoggiati sulla bacinella per trasferire le immagini, poi adagiati su carta assorbente per l’asciugatura.

Antichi, preziosi strumenti

Per praticare il Suminagashi occorrono alcuni strumenti che derivano dalla tradizione calligrafa. In primo luogo, un recipiente basso contenente dell’acqua. Un bastoncino d’inchiostro – sumi –  sciolto su una pietra di ardesia bagnata per fluidificarlo, una ciotolina per il fiele di bue, il cosiddetto liquido di contrasto che permette la formazione delle onde di inchiostro, due pennelli morbidi e la carta di riso, che raccoglierà e conserverà le ‘formazioni’ acquatiche. Come in ogni arte giapponese, anche lapreparazione degli strumenti di lavoro fa parte di un preciso rituale che contribuisce a creare pace interiore e consapevolezza dell’azione. Lo sfregamento, per esempio, del bastoncino di inchiostro sull’ardesia deve essere compiuto con gesti pazienti. Dopo aver intinto il pennello nell’inchiostro liquefatto, lo si appoggia sull’acqua e lo si solleva appena si forma sulla superficie una macchia di colore. Poi, si adagia il pennello intinto nel fiele sulla stessa macchia che si espanderà a cerchio. Alternando i due gesti, si ottengono morbide geometrie di onde e cerchi concentrici. É incredibile come le immagini, pur essendo essenzialmente astratte, richiamino alcuni elementi della natura come rocce, cieli tempestosi, venature del legno e sezioni marmoree. Si smette di creare quando si sente che il disegno è completo. “Per conservare le libere espressioni dell’inconscio, si poggia sull’acqua il foglio di carta sul quale si trasferisce, in pochi secondi, il disegno: proprio perché parte dalle mutevoli vibrazioni interiori, esso sarà ogni volta diverso e unico” – sottolinea Canovi.

La mappa delle emozioni

Come molte delle arti orientali, il Suminagashi diventa uno strumento utile alla meditazione, creando silenzio e pace interiore. In seguito alla diffusione dello Zen, alcune espressioni artistiche come Ikebana, la via dei fiori, Sado,  la cerimonia del tè, e Shodo, la via della scrittura, sono diventate un vero e proprio strumento di conoscenza. La ritualità dei gesti, l’attenzione posta al particolare, il libero fluire di pensieri ed emozioni sono vie che aiutano la pratica meditativa e, di conseguenza, l’esplorazione del proprio mondo interiore. “Il Suminagashi, offre un’ulteriore via di conoscenza” – spiega Anna Zanardi, psicologa specializzata in terapie espressive e artistiche. “Leggere da un apparente, casuale disegno delle informazioni sulla nostra situazione interiore, per esempio il rapporto con i nostri genitori, ci mette in contatto profondo con i nostri sentimenti e le nostre rappresentazioni interne di cui spesso non siamo consapevoli. Questo ci aiuta a prendere contatto con i nostri sentimenti profondi, ci emoziona e ci rilassa”.  La dinamica che sta alla base del Suminagashi, ossia il rapporto tra le energie individuali e la materia ‘acqua-colore’, ha anche un fondamento scientifico, come sottolinea ancora Zanardi. “Questa relazione viene spiegata dalla teoria dei campi morfogenetici di Rupert Sheldrake, fondatore della biologia molecolare e studioso conosciuto internazionalmente per le sue scoperte sui campi e sull’apprendimento.  Secondo Sheldrake, quando l’essere umano pensa o prova delle emozioni emette delle vibrazioni che compenetrano ciò che sta al di là della intenzione/azione individuale, si tratti di persone o cose. Nel Suminagashi, l’oggetto che accoglie e imprime l’impatto delle nostre vibrazioni è proprio l’acqua”. Attraverso la lettura di alcuni disegni, osservando la vicinanza di alcune linee, l’intensità dell’inchiostro o la connotazione di alcune forme, è possibile decodificare, per esempio,  il rapporto con i propri modelli genitoriali o con il proprio partner. Le libere armonie create costituiscono i primi spunti di riflessione per iniziare un percorso di conoscenza più profonda.

Immagine: www.origami-do.it

Il sentiero della Dea Guerriera per riconnettersi al vero sé

di Daniela Mambretti

È possibile diventare la donna che si è davvero e non quella che si pensa di essere o, peggio, quella che gli altri vorrebbero si fosse?

Lo è, a patto di intraprendere un cammino di consapevolezza che non scende a patti con vecchi schemi mentali ereditati “in automatico”, di essere disposte a sostenere la propria verità e di volerla affermare in ogni ambito della vita accettando, con apertura e amore incondizionato, tutti gli aspetti del proprio essere: luci e ombre, paure e talenti, limiti e intuizioni. HeatherAsh Amara, autrice di “L’addestramento della Dea” (Edizioni Il Punto d’Incontro), spiega come intraprendere un nuovo cammino che porterà a risplendere in tutto il proprio valore, manifestandosi e aprendosi alle esperienze della vita senza steccati e senza remore.

Il “sacro” contenitore interiore

In ogni donna alberga la sua vera essenza. Il cammino per raggiungerla è alla portata di colei che avrà il coraggio di amarsi incondizionatamente e liberarsi da schemi prestabiliti. Il primo passo è la ricerca della propria verità, vale a dire il riconoscimento e l’accoglimento del femminile autentico, quello che desidera ardentemente essere visto e fatto fiorire in totale libertà. Questa (ri)scoperta è la vera forza della Dea Guerriera, quello spirito indomito che prescinde dai “canti delle sirene” esteriori, ma, che è, invece, ben radicato nell’interiorità e che nessuno mai potrà travolgere o estirpare. L’autrice esorta a immaginare un contenitore che avvolga teneramente il proprio essere e che definisca, con chiarezza, ciò che è proprio e ciò che appartiene agli altri. In questo contenitore albergano l’energia compassionevole, ma anche l’impegno della dea impetuosa. Grazie a questo contenitore sicuro, ogni donna può smettere di identificarsi totalmente solo in ciò che fa, può onorare e rispettare tutte le energie interiori, anche le più contraddittorie, può conosce la propria verità e non teme di affermarla, può scegliere con consapevolezza amicizie e rete di sostegno senza dover piacere per forza a tutti, può sentirsi confortata quando attraversa le burrasche esistenziali e, soprattutto, può liberarsi, senza paura, da vecchie storie del passato.

Ricontattare le energie creative

Per far sbocciare il vero sé, la Dea Guerriera dispone di una grande – e spesso sottostimata – energia creativa. Deve solo ricontattare questa grande risorsa permeando di passione ogni gesto e ogni atto che le permetta di esprimere la propria peculiarità: dalla cucina, alla preparazione di una bella tavola, dalla scelta di un abito seducente, al biglietto di auguri mai creato prima. L’attivazione di questa risorsa è in grado di produrre soluzioni inaspettate in tutti gli ambiti della vita: come una fonte inesauribile, si riversa nel lavoro, nelle relazioni interpersonali e nella vita interiore, offrendo nuovi spunti e nuove visioni.

Padroneggiare il potere delle parole

Affermare la propria verità non vuol dire essere crudeli o offensive. Al contrario, lo spirito della Dea Guerriera esorta a esser chiare, nella consapevolezza che l’obiettivo è quello di sperimentare una comunicazione sincera, ma fluida. Basti tenere sempre presente che ogni energia espressa, prima di raggiungere l’oggetto, passa attraverso il proprio essere fisico, emozionale, mentale e spirituale. I giudizi feroci, l’odio o la rabbia impregnano e immergono ogni cellula di chi li prova, prima di raggiungere l’obiettivo. Quando, invece, è l’amorevolezza il motore delle parole, l’amore verso l’esterno, nutre, in primo luogo, anche la fonte stessa che lo genera.

Recuperare la trinità femminile archetipica

Quando le energie di fanciulla, di madre e di vecchia, convivono e fioriscono in una donna, allora il femminile si esprime nella sua massima potenza. La spinta della curiosità e dell’esplorazione, l’energia della nascita e del nutrimento, unite alla capacità di sviluppare azioni sostenibili, a lungo termine e a beneficio dell’intera comunità rappresentano la massima espressione della trinità femminile interiore. Quando uno degli aspetti della trinità viene sacrificato a vantaggio di un altro, ci troviamo a vivere situazioni paradossali come quelle, per esempio, spesso evidenziate dalle riviste femminili: se è vero che l’energia “della fanciulla” è bella e importante, è altrettanto vero che quando si tenta di trattenerla o perpetuarla, il triste risultato è il ripudio di tutte le energie interiori femminili più autentiche e più vitali.

HeatherAsh Amara suggerisce: Rallenta. Ascolta le stelle e la terra; senti gli insegnamenti silenziosi del vento e la saggezza del fuoco. Il microcosmo di ogni tua cellula è un legame diretto con il macrocosmo dell’intero universo. Rimani tranquilla e lascia che l’universo fiorisca in te”.                                                                                                                                                   

Elogio del “poco” per realizzare grandi cambiamenti

di Daniela Mambretti

Cambiare lavoro, superare una dipendenza, perdere peso, migliorare i rapporti sociali o con il partner possono sembrare obiettivi irraggiungibili, ma un metodo utilizzato in ambito industriale bellico e post-bellico insegna a realizzare grandi cambiamenti compiendo piccoli passi.

Il Kaizen – questo il nome della via del miglioramento continuo – nato negli Stati Uniti, ma sviluppato in Giappone, permette il raggiungimento di importanti obiettivi quotidiani con calma, costanza e dolcezza. Sì perché più ci si accanisce pensando e ripensando, più la meta si allontana, dal momento che il primo nemico sembra proprio essere il cervello.

Eludere la paura del cambiamento

La paura del cambiamento vi è, infatti, fisiologicamente insita, tanto da provocare un vero blocco di creatività, razionalità e realizzazione personale, come spiega Robert Maurer, psicologo, docente alla University of California e autore di “Un piccolo passo può cambiarti la vita – Il metodo Kaizen applicato alla realtà di tutti i giorni” (Vallardi). E’ pur vero che quando si desidera dare inizio a un cambiamento esistenziale o a un processo creativo si ricorre all’utilizzo della corteccia cerebrale, vale a dire la parte pensante del cervello, ma è altrettanto vero che un obiettivo ritenuto irrealizzabile può scatenare una grande paura che, a sua volta, può mettere in moto un meccanismo atavico e incontrollabile, chiamando in gioco l’amigdala. Si tratta di una struttura cerebrale, parte del sistema limbico, fondamentale per la sopravvivenza, in quanto controlla la reazione di attacco/fuga in caso di pericolo. Se allertata, rallenta altre funzioni, come il pensiero razionale e creativo che potrebbero interferire con l’atto fisico del fuggire o del lottare. Purtroppo, questo sistema, ideale migliaia di anni fa sotto il continuo attacco dei nemici o delle belve feroci, scatta ancora oggi, quando si desidera semplicemente realizzare un cambiamento nella routine quotidiana: l’amigdala si allerta e blocca l’accesso alla corteccia cerebrale. Così, la parte pensante del cervello va in stallo al solo prospettarsi di un cambiamento che miri al raggiungimento di un obiettivo ritenuto troppo oneroso.

Grazie al Kaizen il cervello non va “in stallo”

E qui viene in aiuto il metodo Kaizen che suggerisce come non suscitare alcun tipo di allarme e attingere, invece, alle risorse creative del cervello. Il segreto sta nel compimento di piccoli passi, tanti micro-obiettivi che, anziché bloccare i meccanismi cerebrali, stimolano e sollecitano risposte e soluzioni, passo dopo passo. In questo modo, il cervello si predispone lentamente e dolcemente ai piccoli cambiamenti senza nemmeno accorgersene: punta dritto all’obiettivo senza fatica e produce anche evoluzioni ritenute prima irrealizzabili. Se, per esempio, una persona pigra e in sovrappeso avesse la necessità di dimagrire con l’ausilio di attività fisica costante e quotidiana e se ciò dovesse apparirle eccessivamente oneroso, si potrebbe aprioristicamente innescare un blocco associato a rinuncia o a sfiducia. La via del Kaizen suggerisce, allora, un approccio semplice. Invece di programmare corse mattutine impossibili o sedute in palestra improponibili a pigri, consiglia pochi minuti di attività fisica quotidiana: il cervello si predisporrà progressivamente al movimento, senza tentare di ostacolare un’attività che non avvertirà come una minaccia, ma come un normale, fluido movimento.

Piccoli gesti,  grandi movimenti

Anche Marco Bianchi sembra predisposto allo stesso approccio. Divulgatore scientifico della Fondazione Umberto Veronesi, è autore del libro “Io mi muovo 10 minuti per 30 giorni – Esercizi e ricette per mantenersi in forma” (Mondadori), nel quale indica, giorno per giorno, brevi sequenze di esercizi da svolgere comodamente a casa propria per pochi minuti, ma anche preziose informazioni e gustose ricette sulla sana alimentazione per prevenire le patologie più comuni.

La sublime determinazione nipponica

Ma il Kaizen può ispirare anche aspetti dell’esistenza più creativi e rarefatti, come ha potuto sperimentare Ennio Capasa, designer, fondatore di Costume National e autore del libro “Un mondo nuovo” (Bompiani). Durante il suo  soggiorno di due anni in Giappone, in qualità di assistente dello stilista Yohji Yamamoto, ha conosciuto e apprezzato la costante ricerca della perfezione, l’amore per il dettaglio, la dedizione per raggiungere i piccoli, costanti progressi quotidiani prospettati dal Kaizen che invita a cambiare continuamente il proprio punto di vista per intraprendere, con sublime determinazione, passo dopo passo, la via del miglioramento lento, ma inesorabile.

AZIONI MINIME PER GRANDI RISULTATI

da “Un piccolo passo può cambiarti la vita” di Robert Maurer (Vallardi)

  • Porsi domande semplici

In presenza di un problema, il cervello ama essere stimolato con domande semplici: ponendosi la stessa domanda per giorni, l’ippocampo, preposto all’immagazzinamento delle informazioni, non potrà ignorarla e comincerà a produrre risposte.

  • Immaginazione sensoriale

Ricorrere alla “scultura mentale” per sviluppare abilità fisiche, mentali e sociali, semplicemente immaginando di possederle con completo coinvolgimento sensoriale: il cervello modifica la sua struttura creando nuove connessioni neuronali che producono abilità motorie e verbali anche complesse.

  • Individuare i microproblemi

Imparare a risolvere i problemi quando sono ancora piccoli e apparentemente insignificanti può voler dire evitare di intervenire in modo più incisivo in seguito.

  • Rivolgere al partner piccole, costanti attenzioni

Imparare a dedicare attenzioni e ascolto reciproci, anziché azioni eclatanti come una vacanza da sogno o un regalo costoso, poiché sono più potenti di qualsiasi mega-regalo.

Ascolto e consapevolezza per riconoscere le vere istanze del cuore

di Daniela Mambretti

Crea un senso di incolmabile vuoto quel desiderio d’amore che spesso resta inappagato perché nato da una decisione inconscia: la convinzione di non essere degni di amore.

“E’ una decisione che può partire già dall’infanzia, basta un atteggiamento distratto o assente di un genitore per convincere un bambino di essere rifiutato e non amato”- spiega Rossella Panigatti, esperta di Comunicazione energetica e autrice del libro “La fame d’amore” (Tea). Questa decisione condiziona, nel tempo, tutti i rapporti affettivi e, se non resa consapevole, determina malessere, sofferenza e disistima senza un’apparente causa. La vita affettiva ne risulta confusa, si scambia l’attrazione fisica con l’amore, pretendendo dalla prima solo ciò che il secondo può dare, e si cerca di colmare l’incolmabile con cibo o altre dipendenze.

La visione energetico-spirituale

E’ possibile non cadere in un simile baratro? Secondo la visione energetico-spirituale basta fermarsi e ascoltare, senza confonderli, i veri bisogni del corpo e del cuore e scegliere, in totale consapevolezza, ciò che è davvero congruo in quel momento per sé stessi. “Al di là di tecniche specifiche, significa smettere di fare e fermarsi, chiedendosi se una determinata scelta è davvero coerente rispetto al proprio sentire. La risposta, se si è in ascolto onesto, è sempre piuttosto chiara” – sottolinea l’esperta. Per evitare relazioni ripetutamente sbagliate è necessario adottare il punto di vista energetico senza sovrastrutture mentali o ipocrisie.

L’importanza dell’energia “fluida”

Tutto diviene semplice e diretto: se l’energia della quale siamo fatti scorre bene e senza “muri”, le relazioni sono felici, il lavoro procura soddisfazione e ci si sente amati e accolti. Ascoltandosi senza pregiudizi è possibile individuare una sorta di mappatura interiore che permette di riconoscere le diverse vibrazioni dalle quali si è spinti all’azione. Si evita, così, di confondere l’impulso energetico che porta a una scelta di tipo sessuale, con quello che, invece, porta all’amore incondizionato e, soprattutto, si smette di pensare che la gelosia sia componente essenziale del “grande amore”, o che la manipolazione si accompagni al “voler bene”. Secondo Panigatti bisogna rendersi consapevoli che le vibrazioni del cuore sono diverse da quelle del desiderio: sono entrambe importanti e degne, ma è fondamentale non confonderle.