L’abbondanza? Prima di tutto uno stato mentale….

Come si fa ad attirare l’abbondanza di idee, di opportunità e di soldi nella propria vita? Quali sono i passi pratici da intraprendere, ma anche il segreto “energetico” da attivare per vivere tranquilli e sicuri, realizzando la propria missione esistenziale con gioia e soddisfazione? Ben tre libri e un oracolo te lo svelano. Scopri tutto leggendo l’articoloL’abbondanza? Prima di tutto uno stato mentale“, pubblicato sul quotidiano La Provincia.

Sono solo 14 “Leggi” ma ci consegnano l’armonia universale

Conosci le Leggi Universali che sono fondamentali per vivere in armonia con gli equilibri divini? Leggi l’articolo “Sono solo 14 “Leggi” ma ci consegnano l’armonia universale” pubblicato su La Provincia, dove Lianka Trozzi, avvocato, esperta di crescita personale e autrice di “Le 14 Leggi Universali”, ci guida nella conoscenza e nel rispetto di queste importanti norme per vivere una vita felice.

Suminagashi, inchiostro e emozioni fluttuano all’unisono

di Daniela Mambretti

Un’antica forma di pittura giapponese libera sensazioni ed emozioni profonde prima nell’acqua, in un lento fluire di colore, poi su fogli di carta di riso, in armoniosi giochi di forme e sfumature, fino a disegnare un’intrigante mappa dell’anima. 

Sviluppatasi in Giappone poco dopo l’anno 1000, durante il periodo artisticamente ricco di Heian, il Suminagashi è una forma di pittura che prende origine dallo Shodo, la calligrafia a inchiostro considerata anch’essa una forma d’arte.  Muovendo, in una bacinella d’acqua, due pennelli rispettivamente intinti in inchiostro e in fiele di bue si ottengono disegni galleggianti dalle forme morbide e misteriose che evocano i moti dell’anima. “Abbandonandosi al gioco dei pennelli e della fantasia, l’inchiostro materializza le emozioni in segni grafici che testimoniano stati d’animo e particolari evoluzioni del mondo interiore” – spiega Luisa Canovi, titolare dello Studio Origami Do a Milano. Poi, si fissa quanto creato nell’acqua su fogli di carta di riso, prima appoggiati sulla bacinella per trasferire le immagini, poi adagiati su carta assorbente per l’asciugatura.

Antichi, preziosi strumenti

Per praticare il Suminagashi occorrono alcuni strumenti che derivano dalla tradizione calligrafa. In primo luogo, un recipiente basso contenente dell’acqua. Un bastoncino d’inchiostro – sumi –  sciolto su una pietra di ardesia bagnata per fluidificarlo, una ciotolina per il fiele di bue, il cosiddetto liquido di contrasto che permette la formazione delle onde di inchiostro, due pennelli morbidi e la carta di riso, che raccoglierà e conserverà le ‘formazioni’ acquatiche. Come in ogni arte giapponese, anche lapreparazione degli strumenti di lavoro fa parte di un preciso rituale che contribuisce a creare pace interiore e consapevolezza dell’azione. Lo sfregamento, per esempio, del bastoncino di inchiostro sull’ardesia deve essere compiuto con gesti pazienti. Dopo aver intinto il pennello nell’inchiostro liquefatto, lo si appoggia sull’acqua e lo si solleva appena si forma sulla superficie una macchia di colore. Poi, si adagia il pennello intinto nel fiele sulla stessa macchia che si espanderà a cerchio. Alternando i due gesti, si ottengono morbide geometrie di onde e cerchi concentrici. É incredibile come le immagini, pur essendo essenzialmente astratte, richiamino alcuni elementi della natura come rocce, cieli tempestosi, venature del legno e sezioni marmoree. Si smette di creare quando si sente che il disegno è completo. “Per conservare le libere espressioni dell’inconscio, si poggia sull’acqua il foglio di carta sul quale si trasferisce, in pochi secondi, il disegno: proprio perché parte dalle mutevoli vibrazioni interiori, esso sarà ogni volta diverso e unico” – sottolinea Canovi.

La mappa delle emozioni

Come molte delle arti orientali, il Suminagashi diventa uno strumento utile alla meditazione, creando silenzio e pace interiore. In seguito alla diffusione dello Zen, alcune espressioni artistiche come Ikebana, la via dei fiori, Sado,  la cerimonia del tè, e Shodo, la via della scrittura, sono diventate un vero e proprio strumento di conoscenza. La ritualità dei gesti, l’attenzione posta al particolare, il libero fluire di pensieri ed emozioni sono vie che aiutano la pratica meditativa e, di conseguenza, l’esplorazione del proprio mondo interiore. “Il Suminagashi, offre un’ulteriore via di conoscenza” – spiega Anna Zanardi, psicologa specializzata in terapie espressive e artistiche. “Leggere da un apparente, casuale disegno delle informazioni sulla nostra situazione interiore, per esempio il rapporto con i nostri genitori, ci mette in contatto profondo con i nostri sentimenti e le nostre rappresentazioni interne di cui spesso non siamo consapevoli. Questo ci aiuta a prendere contatto con i nostri sentimenti profondi, ci emoziona e ci rilassa”.  La dinamica che sta alla base del Suminagashi, ossia il rapporto tra le energie individuali e la materia ‘acqua-colore’, ha anche un fondamento scientifico, come sottolinea ancora Zanardi. “Questa relazione viene spiegata dalla teoria dei campi morfogenetici di Rupert Sheldrake, fondatore della biologia molecolare e studioso conosciuto internazionalmente per le sue scoperte sui campi e sull’apprendimento.  Secondo Sheldrake, quando l’essere umano pensa o prova delle emozioni emette delle vibrazioni che compenetrano ciò che sta al di là della intenzione/azione individuale, si tratti di persone o cose. Nel Suminagashi, l’oggetto che accoglie e imprime l’impatto delle nostre vibrazioni è proprio l’acqua”. Attraverso la lettura di alcuni disegni, osservando la vicinanza di alcune linee, l’intensità dell’inchiostro o la connotazione di alcune forme, è possibile decodificare, per esempio,  il rapporto con i propri modelli genitoriali o con il proprio partner. Le libere armonie create costituiscono i primi spunti di riflessione per iniziare un percorso di conoscenza più profonda.

Immagine: www.origami-do.it

Mandala: colorarlo attiva un vero percorso terapeutico

di Daniela Mambretti

Colorarlo aiuta a combattere lo stress, ritrovare armonia e equilibrio, superare le insoddisfazioni, esprimere la propria creatività e favorire il naturale processo di guarigione: è il mandala, antico e potente.

Immergersi in un rituale ritrovato

Dipingere le figure geometriche e le forme che lo costituiscono, come quadrati, cerchi, triangoli, punti, ma anche gocce, spirali, fiori o stelle significa perdersi in un rituale che anticamente aveva finalità religiose e spirituali, ma che, oggi, assume anche un significato simbolico profondo, fino a divenire terapeutico. Importanti tradizioni culturali ritenevano potesse favorire la meditazione, la trasformazione spirituale e la guarigione. “Lavorare con i mandala, osservarli, colorarli, abbandonarvisi, significa intraprendere un viaggio nel mondo dell’immaginario, disseminato di forme archetipiche e di colori che esprimono l’intensità delle emozioni e un mondo interiore spesso inespresso” – spiega Vittorio Caprioglio, medico psicoterapeuta, direttore dell’Istituto Riza di Medicina Psicosomatica di Milano e responsabile editoriale della rivista “Mandala Therapy”.

 

 

Effetti confermati dalla Neurofisiologia

Ma è davvero possibile che un’attività tanto semplice come la colorazione di un mandala possa generare benefici così profondi? Un importante contributo viene dalle ricerche condotte dalla Neurofisiologia che indaga il funzionamento dei neuroni e dei processi cognitivi. Studi recenti sul rapporto esistente tra disegno, colorazione e attività cerebrali hanno dimostrato che, mentre si colora, i due emisferi cerebrali lavorano insieme armoniosamente, mentre le aree deputate all’aggressività si placano: il risultato è un cervello presente, ma quieto al tempo stesso. I mandala si rivelano così un ottimo strumento per non sentirsi in balia delle emozioni, ma per trasformarle in rinnovata energia, innescando un processo terapeutico: se è vero che esse affiorano come onde dal profondo dell’essere generando ansie, malesseri e vere e proprie patologie, è altrettanto vero che, per superare il disagio che ne deriva, è importante accoglierle senza giudizio, poiché piacevoli o sgradevoli che siano, hanno sempre una ragion d’essere.

Vincere i disagi trasformandoli in immagini

Ecco perché, anziché resistere loro o, peggio, rischiacciarle nel profondo, è preferibile soffermarsi sulle sensazioni percepite, provando a trasformare il disagio in immagine, prescindendo dai codici del pensiero inadeguati in questo ambito. “Attraverso l’immagine, il disagio emotivo non è più statico e ripetitivo, ma diviene dinamico e fluido. Per attuare il processo terapeutico è necessario abbandonare mente e ragionamento e scivolare in una dimensione più sottile e trasognata” – sottolinea l’esperto.

Il potere dei simboli

Il mandala aiuta proprio in questa transizione, poiché anche l’emozione più travolgente, passando attraverso gli antichissimi simboli che lo costituiscono, si affina divenendo pura energia vitale che cura e vivifica. Cerchi, triangoli, punti, spirali, ma anche mani, fiori di loto, gocce e cuori sono la chiave per sondare il mondo dell’inconscio, del segreto, dell’infinito. I colori, invece, sono il canale attraverso il quale si esprime il proprio mondo interiore in una sorta di tavolozza emotiva di quel momento specifico. Per esempio, i colori primari, – rosso, giallo e blu – rappresentano impulsi e istinti basici della natura umana, mentre i secondari – arancione, verde e viola- sfumano e smarginano il sentire. “Anche se segni e tonalità hanno un preciso significato, l’obiettivo non è indagare o spiegare un determinato mandala o un suo disegno, quanto, invece, quello di agevolare il processo di trasformazione” – puntualizza Caprioglio. Gesti, forme e colori si fondono, attivando una scintilla quasi magica: dopo aver osservato i simboli dal sapore arcano e misterioso si liberano energie sottili, ma potenti. Colorando e fondendosi nel mandala, la mente si rilassa e permette alle armoniose geometrie che lo costituiscono di entrare in risonanza con il corpo, esattamente come accadeva con i canti sacri antichi o con la Kore, la danza in cerchio rituale di origine greca. Le donne possono addirittura riconnettersi con il proprio nucleo femminile, spesso schiacciato, se non addirittura dimenticato, come spiega Susanne F. Fincher in “Coloring Mandala 3” (Macro Edizioni). Danzando con le matite colorate tra i simboli del femminino contenuti in alcuni mandala, si richiama l’immagine archetipica della Grande Madre che rappresenta e testimonia il potenziale creativo, nutritivo e materno insito in ogni donna e che attende solo di essere riscoperto, risvegliato e celebrato.

 GLI ELEMENTI-CHIAVE

Alcune delle figure contenute nel mandala sono riferibili ai simboli archetipici del maschile e del femminile illustrati da Simona Oberhammer in “Olofem, femminile sconosciuto” (Edizioni Olosophiche).

  • Quadrato: logica, ragionevolezza, analisi, volontà di delimitare entro confini precisi.
  • Triangolo: linearità maschile che si slancia, procede verso la sommità.
  • Cerchio: accogliente e protettivo, rappresenta unione e completezza.
  • Goccia: simbolo del nutrimento femminile, delle fecondità.

 

I colori persuadono, stimolano e rivelano. Jean-Gabriel Causse guida alla scoperta delle loro magiche influenze in psicologia, apprendimento, arredamento, marketing, produttività e creatività, nel libro “Lo stupefacente potere dei colori” (Ponte alle Grazie).

  • Rosso: potenza, energia, passione, ma anche divieto, pericolo e agitazione.
  • Verde: vita e fertilità, ma anche equilibrio e sobrietà.
  • Rosa: femminilità, delicatezza d’animo.
  • Blu: calma, tranquillità, ma anche passività e nostalgia.
  • Arancione: benessere, gioia di vivere, fierezza e ottimismo.

Ascolto e consapevolezza per riconoscere le vere istanze del cuore

di Daniela Mambretti

Crea un senso di incolmabile vuoto quel desiderio d’amore che spesso resta inappagato perché nato da una decisione inconscia: la convinzione di non essere degni di amore.

“E’ una decisione che può partire già dall’infanzia, basta un atteggiamento distratto o assente di un genitore per convincere un bambino di essere rifiutato e non amato”- spiega Rossella Panigatti, esperta di Comunicazione energetica e autrice del libro “La fame d’amore” (Tea). Questa decisione condiziona, nel tempo, tutti i rapporti affettivi e, se non resa consapevole, determina malessere, sofferenza e disistima senza un’apparente causa. La vita affettiva ne risulta confusa, si scambia l’attrazione fisica con l’amore, pretendendo dalla prima solo ciò che il secondo può dare, e si cerca di colmare l’incolmabile con cibo o altre dipendenze.

La visione energetico-spirituale

E’ possibile non cadere in un simile baratro? Secondo la visione energetico-spirituale basta fermarsi e ascoltare, senza confonderli, i veri bisogni del corpo e del cuore e scegliere, in totale consapevolezza, ciò che è davvero congruo in quel momento per sé stessi. “Al di là di tecniche specifiche, significa smettere di fare e fermarsi, chiedendosi se una determinata scelta è davvero coerente rispetto al proprio sentire. La risposta, se si è in ascolto onesto, è sempre piuttosto chiara” – sottolinea l’esperta. Per evitare relazioni ripetutamente sbagliate è necessario adottare il punto di vista energetico senza sovrastrutture mentali o ipocrisie.

L’importanza dell’energia “fluida”

Tutto diviene semplice e diretto: se l’energia della quale siamo fatti scorre bene e senza “muri”, le relazioni sono felici, il lavoro procura soddisfazione e ci si sente amati e accolti. Ascoltandosi senza pregiudizi è possibile individuare una sorta di mappatura interiore che permette di riconoscere le diverse vibrazioni dalle quali si è spinti all’azione. Si evita, così, di confondere l’impulso energetico che porta a una scelta di tipo sessuale, con quello che, invece, porta all’amore incondizionato e, soprattutto, si smette di pensare che la gelosia sia componente essenziale del “grande amore”, o che la manipolazione si accompagni al “voler bene”. Secondo Panigatti bisogna rendersi consapevoli che le vibrazioni del cuore sono diverse da quelle del desiderio: sono entrambe importanti e degne, ma è fondamentale non confonderle.