Elogio del “poco” per realizzare grandi cambiamenti

di Daniela Mambretti

Cambiare lavoro, superare una dipendenza, perdere peso, migliorare i rapporti sociali o con il partner possono sembrare obiettivi irraggiungibili, ma un metodo utilizzato in ambito industriale bellico e post-bellico insegna a realizzare grandi cambiamenti compiendo piccoli passi.

Il Kaizen – questo il nome della via del miglioramento continuo – nato negli Stati Uniti, ma sviluppato in Giappone, permette il raggiungimento di importanti obiettivi quotidiani con calma, costanza e dolcezza. Sì perché più ci si accanisce pensando e ripensando, più la meta si allontana, dal momento che il primo nemico sembra proprio essere il cervello.

Eludere la paura del cambiamento

La paura del cambiamento vi è, infatti, fisiologicamente insita, tanto da provocare un vero blocco di creatività, razionalità e realizzazione personale, come spiega Robert Maurer, psicologo, docente alla University of California e autore di “Un piccolo passo può cambiarti la vita – Il metodo Kaizen applicato alla realtà di tutti i giorni” (Vallardi). E’ pur vero che quando si desidera dare inizio a un cambiamento esistenziale o a un processo creativo si ricorre all’utilizzo della corteccia cerebrale, vale a dire la parte pensante del cervello, ma è altrettanto vero che un obiettivo ritenuto irrealizzabile può scatenare una grande paura che, a sua volta, può mettere in moto un meccanismo atavico e incontrollabile, chiamando in gioco l’amigdala. Si tratta di una struttura cerebrale, parte del sistema limbico, fondamentale per la sopravvivenza, in quanto controlla la reazione di attacco/fuga in caso di pericolo. Se allertata, rallenta altre funzioni, come il pensiero razionale e creativo che potrebbero interferire con l’atto fisico del fuggire o del lottare. Purtroppo, questo sistema, ideale migliaia di anni fa sotto il continuo attacco dei nemici o delle belve feroci, scatta ancora oggi, quando si desidera semplicemente realizzare un cambiamento nella routine quotidiana: l’amigdala si allerta e blocca l’accesso alla corteccia cerebrale. Così, la parte pensante del cervello va in stallo al solo prospettarsi di un cambiamento che miri al raggiungimento di un obiettivo ritenuto troppo oneroso.

Grazie al Kaizen il cervello non va “in stallo”

E qui viene in aiuto il metodo Kaizen che suggerisce come non suscitare alcun tipo di allarme e attingere, invece, alle risorse creative del cervello. Il segreto sta nel compimento di piccoli passi, tanti micro-obiettivi che, anziché bloccare i meccanismi cerebrali, stimolano e sollecitano risposte e soluzioni, passo dopo passo. In questo modo, il cervello si predispone lentamente e dolcemente ai piccoli cambiamenti senza nemmeno accorgersene: punta dritto all’obiettivo senza fatica e produce anche evoluzioni ritenute prima irrealizzabili. Se, per esempio, una persona pigra e in sovrappeso avesse la necessità di dimagrire con l’ausilio di attività fisica costante e quotidiana e se ciò dovesse apparirle eccessivamente oneroso, si potrebbe aprioristicamente innescare un blocco associato a rinuncia o a sfiducia. La via del Kaizen suggerisce, allora, un approccio semplice. Invece di programmare corse mattutine impossibili o sedute in palestra improponibili a pigri, consiglia pochi minuti di attività fisica quotidiana: il cervello si predisporrà progressivamente al movimento, senza tentare di ostacolare un’attività che non avvertirà come una minaccia, ma come un normale, fluido movimento.

Piccoli gesti,  grandi movimenti

Anche Marco Bianchi sembra predisposto allo stesso approccio. Divulgatore scientifico della Fondazione Umberto Veronesi, è autore del libro “Io mi muovo 10 minuti per 30 giorni – Esercizi e ricette per mantenersi in forma” (Mondadori), nel quale indica, giorno per giorno, brevi sequenze di esercizi da svolgere comodamente a casa propria per pochi minuti, ma anche preziose informazioni e gustose ricette sulla sana alimentazione per prevenire le patologie più comuni.

La sublime determinazione nipponica

Ma il Kaizen può ispirare anche aspetti dell’esistenza più creativi e rarefatti, come ha potuto sperimentare Ennio Capasa, designer, fondatore di Costume National e autore del libro “Un mondo nuovo” (Bompiani). Durante il suo  soggiorno di due anni in Giappone, in qualità di assistente dello stilista Yohji Yamamoto, ha conosciuto e apprezzato la costante ricerca della perfezione, l’amore per il dettaglio, la dedizione per raggiungere i piccoli, costanti progressi quotidiani prospettati dal Kaizen che invita a cambiare continuamente il proprio punto di vista per intraprendere, con sublime determinazione, passo dopo passo, la via del miglioramento lento, ma inesorabile.

AZIONI MINIME PER GRANDI RISULTATI

da “Un piccolo passo può cambiarti la vita” di Robert Maurer (Vallardi)

  • Porsi domande semplici

In presenza di un problema, il cervello ama essere stimolato con domande semplici: ponendosi la stessa domanda per giorni, l’ippocampo, preposto all’immagazzinamento delle informazioni, non potrà ignorarla e comincerà a produrre risposte.

  • Immaginazione sensoriale

Ricorrere alla “scultura mentale” per sviluppare abilità fisiche, mentali e sociali, semplicemente immaginando di possederle con completo coinvolgimento sensoriale: il cervello modifica la sua struttura creando nuove connessioni neuronali che producono abilità motorie e verbali anche complesse.

  • Individuare i microproblemi

Imparare a risolvere i problemi quando sono ancora piccoli e apparentemente insignificanti può voler dire evitare di intervenire in modo più incisivo in seguito.

  • Rivolgere al partner piccole, costanti attenzioni

Imparare a dedicare attenzioni e ascolto reciproci, anziché azioni eclatanti come una vacanza da sogno o un regalo costoso, poiché sono più potenti di qualsiasi mega-regalo.