PSICO-BENESSERE/Felicità a tutti i costi? No grazie….

Non bisogna essere felici a tutti i costi. La melanconia aiuta a a cogliere la complessità esistenziale e le sue inevitabili contraddizioni.

Parola di Eric Wilson.

Bisogna essere sempre e comunque felici? Perché il sentire comune ritiene l’entusiastica soddisfazione un valore e la tristezza un disvalore? Se lo chiede Eric Wilson nel libro Contro la felicità – Un elogio della melanconia (Guanda). L’autore ritiene che il diktat della felicità a tutti i costi possa rendere la vita totalmente inerte, impoverita dalla sua opposta disposizione d’animo, la tristezza appunto, che, invece, può rivelarsi ricca di visioni rigeneranti. Il melanconico, infatti, sembra riesca a cogliere la bellezza e la complessità della realtà meglio di chiunque altro: grazie alla chiara visione delle contraddizioni in essa insite, è in grado di concepire mondi nuovi e opere immortali, trasformando uno stato considerato negativo in un potente motore legato alla genialità. “La melanconia è un’emozione che, per cultura, collochiamo tra quelle negative e, quindi, siamo portati a disfarcene al più presto. Ma tutte le emozioni, anche quelle “faticose”, sono fondamentali perché ci parlano di noi, dell’ambiente che ci circonda, delle nostre relazioni, della nostra interiorità, delle nostre parti più tacite e di quelle più esplicite. Ci percepiamo attraverso le emozioni” – spiega Fabio Furlani, medico e psicoterapeuta. Il rischio è di cristallizzare la vita in ciò che rende felici e sicuri, fuggendo il resto perché ombroso e incerto. Distruggere il sentimento di tristezza – da non confondere con la depressione patologica – a vantaggio di uno smodato entusiasmo equivale, tuttavia, a impoverire il sentire che è, per sua natura, multiforme. “Alcune persone riescono più facilmente a utilizzare la melanconia come motore riflessivo e approfondimento personale, per altre, invece, può diventare fonte di allarmante rallentamento. Dipende dagli stili di funzionamento, dalla complessità dell’individuo e dall’attribuzione di significato che la persona dà in quel momento di vita a ciò che sta vivendo” – sottolinea lo specialista. Wilson afferma che la melanconia può addirittura contenere i semi della gioia di vivere. In fondo, soffrire di tristezza porta a comprenderne e a osservarne il polo opposto, la gioia. Spesso, contemplandola, si arriva a coglierne l’essenza più di quanto si potrebbe fare provandola effettivamente e a tendere a essa senza forzature.

Daniela Mambretti

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