PSICO-BENESSERE/… E LA GIOIA VIEN DANZANDO…

Libera da sentimenti bloccati e da emozioni represse, ma anche da forti traumi come lutti, eventi violenti e malattie. É la danza meditativa, una magica sinergia tra ritmo, musica, movimento e presenza mentale.

La sua origine è antichissima, ma ancora oggi si rivela un piacevole quanto utile percorso di guarigione del corpo e dell’anima.  É la danza meditativa e le energie che muove attraversano tutto l’essere, nell’unione di corpo-spirito-anima, delicata combinazione e primo oggetto di disarmonia, preludio di malattia. L’essere viene liberato e riequilibrato, affinché chi danza possa ritrovare la propria consapevolezza, la propria autostima, in una parola, la propria ‘centratura’. Chi ha subito una grave perdita o ha dovuto affrontare una malattia, spesso, non riesce più a ritrovare il senso della propria esistenza nella nuova dimensione nella quale è costretto a vivere. La danza meditativa, praticata in cerchio, quindi sempre con il supporto di un gruppo, riesce a infondere nuove motivazioni e insperata fiducia a chi si sente solo e perso. “I passi sono semplici, le coreografie minimali, proprio perché chi partecipa deve avere la possibilità di concentrarsi sul proprio sentire, mentre i passi si intrecciano armoniosamente, seguendo la musica. Ascoltando e condividendo il ritmo con il cerchio danzante, le emozioni riaffiorano, si liberano e liberano chi ne è sopraffatto, svelando una nuova via di consapevolezza e di guarigione” – spiega Joyce Dijkstra, insegnante di danza meditativa e autrice del libro Nella danza sei tu  (Il segno dei Gabrielli Editori).

Suoni e movimenti ancestrali

La danza, nell’antica Grecia, rappresentava la poliedricità dell’esperienza umana. La dimensione quotidiana e quella divina si incontravano in movimenti condivisi e ritmati. Miti, costumi e credenze si ritrovavano nella danza Kore, dedicata all’eterno fluire delle quattro stagioni. Importante è anche la testimonianza lasciata dalle danze dell’antico Egitto, da quelle che hanno caratterizzato il Cristianesimo e dalla corrente mistica ebraica detta chassidismo. Colui che ha raccolto questa importante eredità e che ha posto le basi per l’evoluzione e la divulgazione della danza meditativa è Bernhard Wosien, prussiano nato agli inizi del ‘900: il suo intento era quello di recuperare il valore profondo della danza, quale canale di collegamento energetico portatore di gioia, guarigione e unità.

Fin dalle origini, un grande valore è stato attribuito al simbolo, rievocato dalle figure e dai movimenti espressi nell’azione. In particolare, il fulcro della danza meditativa è il cerchio, figura che rappresenta l’unità, l’ambiente sicuro e protetto, confortevolmente favorevole al processo terapeutico.

Un’armoniosa esperienza per l’essere

La danza, nella dimensione psico-corporea, rappresenta un’opportunità concreta di riavvicinamento al proprio sé. Infatti, al centro della danza meditativa vi è il rapporto con il movimento sperimentato sul proprio corpo, al quale si aggiunge uno speciale canale comunicativo con gli altri danzatori. “La danza in cerchio costituisce l’origine della tradizione e testimonia l’importanza di questo simbolo, della simultanea condivisione del movimento e del sentimento, anche se sono parecchi gli elementi che concorrono contestualmente al processo di guarigione” – sottolinea Joyce Dijkstra. Primo fra tutti il ritmo, che crea un fenomeno di risonanza con i ‘battiti’ corporei quali, ad esempio, quello del polso, della respirazione, delle onde cerebrali e ormonali. Un secondo elemento è dato dal contatto fisico non aggressivo con gli altri componenti del cerchio, che si scioglie nell’espressione di un linguaggio verbale e non. Inoltre, l’unione tra musica, movimento e condivisione facilita il contatto con un livello emotivo profondo, in grado di favorire l’esternazione di sentimenti bloccati, come rabbia, tristezza, paura o desolazione fortemente radicati nell’essere e causa di disagio. Ogni esperienza negativa necessita di essere avvicinata con un particolare tipo di musica e danza. Per questa ragione, è importante conoscere la motivazione che porta ogni componente del gruppo a provare e a praticare la danza. Ogni grave esperienza personale necessita del giusto canale per potersi esprimere e liberare. Della giusta musica, del giusto canto, del giusto ritmo. “Quando lavoro con i pazienti oncologici dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, scelgo composizioni in grado di aiutare l’accettazione della malattia e la consapevolezza di nuove energie da ascoltare e da utilizzare. Quando, invece, presso i centri di prima accoglienza, incontro vittime femminili della tratta, l’esigenza è quella di liberare la rabbia e il dolore dell’allontanamento da casa e della sopraffazione. Quando, in Brasile, incontro donne che vivono ancora oggi l’esperienza della menopausa come una malattia, le unisco nella danza con melodie che le aiutino a vivere quel momento come una nuova fase della femminilità e non come uno stato di malessere e di perdita” – spiega l’esperta.

Danzare i fiori di Bach

Il particolare quanto istintivo legame tra danze meditative e fiori di Bach si deve ad Anastasia Geng. Ogni collegamento tra i 38 fiori e le danze popolari dei Paesi Baltici è avvenuto attraverso singolari coincidenze come il sogno di un fiore dopo che aveva danzato una particolare musica o il dono di un altro mentre era intenta nello studio di una nuova coreografia. A ogni fiore è collegata una danza che, come i fiori di Bach, agisce sulle energie sottili e risolve traumi e paure. Il potere curativo delle singole danze è stato sperimentato negli anni ed ogni fiore ispira passi e sequenze che ripercorrono le forme di antichi simboli come il cerchio, la spirale, la stella e l’otto che rappresenta l’infinito. Ogni danza, come ogni fiore, libera. Crab Apple è la luce a cui rivolgersi per allontanare dalle avvolgenti tenebre, Agrimony, danza e fiore dell’onestà, è sostegno nell’accettazione delle diverse espressioni dell’emotività individuale, Gorse, invece, aiuta a accettare le sofferenze come parte integrante della vita. La danza meditativa si rivela, dunque, un importante supporto nell’affrontare il superamento di piccoli, grandi traumi. I passi sono semplici, importante è la volontà di mettere in gioco e condividere con il gruppo emotività e energie da scoprire e seguire per il personale percorso interiore che resta, comunque, un impegno individuale. La liberazione dalla sofferenza avviene letteralmente passo dopo passo. La stretta delle mani dei compagni di danza incoraggia quando viene il momento di ‘cacciare via’, con una sorta di calcio appena accennato, il sentimento di rabbia, accompagna nel ricordo del passato quando si arretra dolcemente, allargando il cerchio, sostiene quando, in punta di piedi, ci si spinge verso orizzonti più lontani, protendendo il capo in avanti. Lentamente, le struggenti e vibranti melodie greche celebrano il distacco dal dolore e dalla frustrazione. Per approfondire: www.danzemeditative.com

Immagine di apertura:  www.studioviadellorto.com

Daniela Mambretti

 

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