Suminagashi, inchiostro e emozioni fluttuano all’unisono

di Daniela Mambretti

Un’antica forma di pittura giapponese libera sensazioni ed emozioni profonde prima nell’acqua, in un lento fluire di colore, poi su fogli di carta di riso, in armoniosi giochi di forme e sfumature, fino a disegnare un’intrigante mappa dell’anima. 

Sviluppatasi in Giappone poco dopo l’anno 1000, durante il periodo artisticamente ricco di Heian, il Suminagashi è una forma di pittura che prende origine dallo Shodo, la calligrafia a inchiostro considerata anch’essa una forma d’arte.  Muovendo, in una bacinella d’acqua, due pennelli rispettivamente intinti in inchiostro e in fiele di bue si ottengono disegni galleggianti dalle forme morbide e misteriose che evocano i moti dell’anima. “Abbandonandosi al gioco dei pennelli e della fantasia, l’inchiostro materializza le emozioni in segni grafici che testimoniano stati d’animo e particolari evoluzioni del mondo interiore” – spiega Luisa Canovi, titolare dello Studio Origami Do a Milano. Poi, si fissa quanto creato nell’acqua su fogli di carta di riso, prima appoggiati sulla bacinella per trasferire le immagini, poi adagiati su carta assorbente per l’asciugatura.

Antichi, preziosi strumenti

Per praticare il Suminagashi occorrono alcuni strumenti che derivano dalla tradizione calligrafa. In primo luogo, un recipiente basso contenente dell’acqua. Un bastoncino d’inchiostro – sumi –  sciolto su una pietra di ardesia bagnata per fluidificarlo, una ciotolina per il fiele di bue, il cosiddetto liquido di contrasto che permette la formazione delle onde di inchiostro, due pennelli morbidi e la carta di riso, che raccoglierà e conserverà le ‘formazioni’ acquatiche. Come in ogni arte giapponese, anche lapreparazione degli strumenti di lavoro fa parte di un preciso rituale che contribuisce a creare pace interiore e consapevolezza dell’azione. Lo sfregamento, per esempio, del bastoncino di inchiostro sull’ardesia deve essere compiuto con gesti pazienti. Dopo aver intinto il pennello nell’inchiostro liquefatto, lo si appoggia sull’acqua e lo si solleva appena si forma sulla superficie una macchia di colore. Poi, si adagia il pennello intinto nel fiele sulla stessa macchia che si espanderà a cerchio. Alternando i due gesti, si ottengono morbide geometrie di onde e cerchi concentrici. É incredibile come le immagini, pur essendo essenzialmente astratte, richiamino alcuni elementi della natura come rocce, cieli tempestosi, venature del legno e sezioni marmoree. Si smette di creare quando si sente che il disegno è completo. “Per conservare le libere espressioni dell’inconscio, si poggia sull’acqua il foglio di carta sul quale si trasferisce, in pochi secondi, il disegno: proprio perché parte dalle mutevoli vibrazioni interiori, esso sarà ogni volta diverso e unico” – sottolinea Canovi.

La mappa delle emozioni

Come molte delle arti orientali, il Suminagashi diventa uno strumento utile alla meditazione, creando silenzio e pace interiore. In seguito alla diffusione dello Zen, alcune espressioni artistiche come Ikebana, la via dei fiori, Sado,  la cerimonia del tè, e Shodo, la via della scrittura, sono diventate un vero e proprio strumento di conoscenza. La ritualità dei gesti, l’attenzione posta al particolare, il libero fluire di pensieri ed emozioni sono vie che aiutano la pratica meditativa e, di conseguenza, l’esplorazione del proprio mondo interiore. “Il Suminagashi, offre un’ulteriore via di conoscenza” – spiega Anna Zanardi, psicologa specializzata in terapie espressive e artistiche. “Leggere da un apparente, casuale disegno delle informazioni sulla nostra situazione interiore, per esempio il rapporto con i nostri genitori, ci mette in contatto profondo con i nostri sentimenti e le nostre rappresentazioni interne di cui spesso non siamo consapevoli. Questo ci aiuta a prendere contatto con i nostri sentimenti profondi, ci emoziona e ci rilassa”.  La dinamica che sta alla base del Suminagashi, ossia il rapporto tra le energie individuali e la materia ‘acqua-colore’, ha anche un fondamento scientifico, come sottolinea ancora Zanardi. “Questa relazione viene spiegata dalla teoria dei campi morfogenetici di Rupert Sheldrake, fondatore della biologia molecolare e studioso conosciuto internazionalmente per le sue scoperte sui campi e sull’apprendimento.  Secondo Sheldrake, quando l’essere umano pensa o prova delle emozioni emette delle vibrazioni che compenetrano ciò che sta al di là della intenzione/azione individuale, si tratti di persone o cose. Nel Suminagashi, l’oggetto che accoglie e imprime l’impatto delle nostre vibrazioni è proprio l’acqua”. Attraverso la lettura di alcuni disegni, osservando la vicinanza di alcune linee, l’intensità dell’inchiostro o la connotazione di alcune forme, è possibile decodificare, per esempio,  il rapporto con i propri modelli genitoriali o con il proprio partner. Le libere armonie create costituiscono i primi spunti di riflessione per iniziare un percorso di conoscenza più profonda.

Immagine: www.origami-do.it