BELLEZZA NATURALE/ Viso denso e luminoso: bastano poche …smorfie

 

Un viso denso, luminoso e scolpito senza bisturi o dolorose punturine. Bastano esercizio, costanza, applicazione e consapevolezza per modellare il viso e il collo che, con il passare del tempo, perdono tono e volume.

Risultati visibili

E’ un metodo tutto naturale, ispirato alle tecniche mimiche delle scuole di recitazione americane e agli esercizi di riabilitazione muscolare utilizzati in ambito medico, regala risultati visibili già dopo un mese di applicazione quotidiana. “L’esercizio costante, praticabile da chiunque e in qualsiasi momento della giornata, aumenta il volume di alcuni muscoli facciali e ne tonifica altri, in modo da ritrovare densità armoniose e intensità d’espressione”- spiega Loredana De Michelis, psicologa, ideatrice del metodo Visotonic e autrice del libro omonimo (Amrita Edizioni). Oltre a distendere i lineamenti, il contatto delle mani con il proprio viso crea la consapevolezza della propria mimica e lavora, con intelligenza e istinto, su un effetto lifting che nessun bisturi o apparecchiatura meccanica possono ottenere. Gli esercizi, una quindicina quelli essenziali, sono semplici e spesso vanno oltre il risultato estetico, migliorando posture o funzioni specifiche. Il massaggio delle orecchie consigliato per il riscaldamento della muscolatura del viso, per esempio, ossigena la pelle rendendola più luminosa e stimola le funzioni di ricambio e di drenaggio dei liquidi che, se problematiche o bloccate, portano alla formazione di borse, occhiaie e colorito spento.

L’attivazione di muscoli sconosciuti

Gesto dopo gesto, vengono attivate diverse fasce muscolari che andranno a riempire e plasmare specifiche aree del collo e del viso. Il platisma, per esempio, è muscolo del collo antico e “dimenticato” per ragioni funzionali: originariamente serviva per ringhiare e mostrare i denti al nemico, mentre oggi, se opportunamente stimolato, stabilizza la postura e migliora l’aderenza della pelle alla muscolatura, evitando antiestetici cedimenti. Le labbra sono ritenute un punto di forza della bellezza femminile. Per evitare le antipatiche rughette perilabiali e per rimpolpare labbro superiore e inferiore senza l’uso di sostanze riempitive, basta praticare esercizi di resistenza utilizzando le dita con attenzione e perizia, mentre per occhi e palpebre cadenti si possono applicare distensioni e strizzamenti pilotati.

Le emozioni che sequestrano

“Al di là degli esercizi, tuttavia, è bene ricordare che l’emozione “sequestra” la muscolatura del viso e la usa per comunicare” – specifica De Michelis. Un viso è fresco e giovane se è dinamico e espressivo. Per emanare luminosità e fascino è necessario, soprattutto, abbandonare espressioni fisse di acidità, disgusto o apatia.

Esercizi pratici

Per tonificare viso e collo, ridefinire i lineamenti e rimpolpare le labbra, Eleonora Guaita di Face Fit Tips propone, su YouTube, piccoli gesti quotidiani per grandi e duraturi risultati.

Daniela Mambretti

 Immagine di testa da: visotonic.it

PSICO-BENESSERE/Mandala: colorarlo attiva un vero percorso terapeutico

Colorarlo aiuta a combattere lo stress, ritrovare armonia e equilibrio, superare le insoddisfazioni, esprimere la propria creatività e favorire il naturale processo di guarigione: è il mandala, antico e potente.

Immergersi in un rituale ritrovato

Dipingere le figure geometriche e le forme che lo costituiscono, come quadrati, cerchi, triangoli, punti, ma anche gocce, spirali, fiori o stelle significa perdersi in un rituale che anticamente aveva finalità religiose e spirituali, ma che, oggi, assume anche un significato simbolico profondo, fino a divenire terapeutico. Importanti tradizioni culturali ritenevano potesse favorire la meditazione, la trasformazione spirituale e la guarigione. “Lavorare con i mandala, osservarli, colorarli, abbandonarvisi, significa intraprendere un viaggio nel mondo dell’immaginario, disseminato di forme archetipiche e di colori che esprimono l’intensità delle emozioni e un mondo interiore spesso inespresso” – spiega Vittorio Caprioglio, medico psicoterapeuta, direttore dell’Istituto Riza di Medicina Psicosomatica di Milano e responsabile editoriale della rivista “Mandala Therapy”.

 

 

Effetti confermati dalla Neurofisiologia

Ma è davvero possibile che un’attività tanto semplice come la colorazione di un mandala possa generare benefici così profondi? Un importante contributo viene dalle ricerche condotte dalla Neurofisiologia che indaga il funzionamento dei neuroni e dei processi cognitivi. Studi recenti sul rapporto esistente tra disegno, colorazione e attività cerebrali hanno dimostrato che, mentre si colora, i due emisferi cerebrali lavorano insieme armoniosamente, mentre le aree deputate all’aggressività si placano: il risultato è un cervello presente, ma quieto al tempo stesso. I mandala si rivelano così un ottimo strumento per non sentirsi in balia delle emozioni, ma per trasformarle in rinnovata energia, innescando un processo terapeutico: se è vero che esse affiorano come onde dal profondo dell’essere generando ansie, malesseri e vere e proprie patologie, è altrettanto vero che, per superare il disagio che ne deriva, è importante accoglierle senza giudizio, poiché piacevoli o sgradevoli che siano, hanno sempre una ragion d’essere.

Vincere i disagi trasformandoli in immagini

Ecco perché, anziché resistere loro o, peggio, rischiacciarle nel profondo, è preferibile soffermarsi sulle sensazioni percepite, provando a trasformare il disagio in immagine, prescindendo dai codici del pensiero inadeguati in questo ambito. “Attraverso l’immagine, il disagio emotivo non è più statico e ripetitivo, ma diviene dinamico e fluido. Per attuare il processo terapeutico è necessario abbandonare mente e ragionamento e scivolare in una dimensione più sottile e trasognata” – sottolinea l’esperto.

Il potere dei simboli

Il mandala aiuta proprio in questa transizione, poiché anche l’emozione più travolgente, passando attraverso gli antichissimi simboli che lo costituiscono, si affina divenendo pura energia vitale che cura e vivifica. Cerchi, triangoli, punti, spirali, ma anche mani, fiori di loto, gocce e cuori sono la chiave per sondare il mondo dell’inconscio, del segreto, dell’infinito. I colori, invece, sono il canale attraverso il quale si esprime il proprio mondo interiore in una sorta di tavolozza emotiva di quel momento specifico. Per esempio, i colori primari, – rosso, giallo e blu – rappresentano impulsi e istinti basici della natura umana, mentre i secondari – arancione, verde e viola- sfumano e smarginano il sentire. “Anche se segni e tonalità hanno un preciso significato, l’obiettivo non è indagare o spiegare un determinato mandala o un suo disegno, quanto, invece, quello di agevolare il processo di trasformazione” – puntualizza Caprioglio. Gesti, forme e colori si fondono, attivando una scintilla quasi magica: dopo aver osservato i simboli dal sapore arcano e misterioso si liberano energie sottili, ma potenti. Colorando e fondendosi nel mandala, la mente si rilassa e permette alle armoniose geometrie che lo costituiscono di entrare in risonanza con il corpo, esattamente come accadeva con i canti sacri antichi o con la Kore, la danza in cerchio rituale di origine greca. Le donne possono addirittura riconnettersi con il proprio nucleo femminile, spesso schiacciato, se non addirittura dimenticato, come spiega Susanne F. Fincher in “Coloring Mandala 3” (Macro Edizioni). Danzando con le matite colorate tra i simboli del femminino contenuti in alcuni mandala, si richiama l’immagine archetipica della Grande Madre che rappresenta e testimonia il potenziale creativo, nutritivo e materno insito in ogni donna e che attende solo di essere riscoperto, risvegliato e celebrato.

 GLI ELEMENTI-CHIAVE

Alcune delle figure contenute nel mandala sono riferibili ai simboli archetipici del maschile e del femminile illustrati da Simona Oberhammer in “Olofem, femminile sconosciuto” (Edizioni Olosophiche).

  • Quadrato: logica, ragionevolezza, analisi, volontà di delimitare entro confini precisi.
  • Triangolo: linearità maschile che si slancia, procede verso la sommità.
  • Cerchio: accogliente e protettivo, rappresenta unione e completezza.
  • Goccia: simbolo del nutrimento femminile, delle fecondità.

I colori persuadono, stimolano e rivelano. Jean-Gabriel Causse guida alla scoperta delle loro magiche influenze in psicologia, apprendimento, arredamento, marketing, produttività e creatività, nel libro “Lo stupefacente potere dei colori” (Ponte alle Grazie).

  • Rosso: potenza, energia, passione, ma anche divieto, pericolo e agitazione.
  • Verde: vita e fertilità, ma anche equilibrio e sobrietà.
  • Rosa: femminilità, delicatezza d’animo.
  • Blu: calma, tranquillità, ma anche passività e nostalgia.
  • Arancione: benessere, gioia di vivere, fierezza e ottimismo.

Daniela Mambretti

COMPORTAMENTO/Elogio del “poco” per realizzare grandi cambiamenti

Cambiare lavoro, superare una dipendenza, perdere peso, migliorare i rapporti sociali o con il partner possono sembrare obiettivi irraggiungibili, ma un metodo utilizzato in ambito industriale bellico e post-bellico insegna a realizzare grandi cambiamenti compiendo piccoli passi.

Il Kaizen – questo il nome della via del miglioramento continuo – nato negli Stati Uniti, ma sviluppato in Giappone, permette il raggiungimento di importanti obiettivi quotidiani con calma, costanza e dolcezza. Sì perché più ci si accanisce pensando e ripensando, più la meta si allontana, dal momento che il primo nemico sembra proprio essere il cervello.

Eludere la paura del cambiamento

La paura del cambiamento vi è, infatti, fisiologicamente insita, tanto da provocare un vero blocco di creatività, razionalità e realizzazione personale, come spiega Robert Maurer, psicologo, docente alla University of California e autore di “Un piccolo passo può cambiarti la vita – Il metodo Kaizen applicato alla realtà di tutti i giorni” (Vallardi). E’ pur vero che quando si desidera dare inizio a un cambiamento esistenziale o a un processo creativo si ricorre all’utilizzo della corteccia cerebrale, vale a dire la parte pensante del cervello, ma è altrettanto vero che un obiettivo ritenuto irrealizzabile può scatenare una grande paura che, a sua volta, può mettere in moto un meccanismo atavico e incontrollabile, chiamando in gioco l’amigdala. Si tratta di una struttura cerebrale, parte del sistema limbico, fondamentale per la sopravvivenza, in quanto controlla la reazione di attacco/fuga in caso di pericolo. Se allertata, rallenta altre funzioni, come il pensiero razionale e creativo che potrebbero interferire con l’atto fisico del fuggire o del lottare. Purtroppo, questo sistema, ideale migliaia di anni fa sotto il continuo attacco dei nemici o delle belve feroci, scatta ancora oggi, quando si desidera semplicemente realizzare un cambiamento nella routine quotidiana: l’amigdala si allerta e blocca l’accesso alla corteccia cerebrale. Così, la parte pensante del cervello va in stallo al solo prospettarsi di un cambiamento che miri al raggiungimento di un obiettivo ritenuto troppo oneroso.

Grazie al Kaizen il cervello non va “in stallo”

E qui viene in aiuto il metodo Kaizen che suggerisce come non suscitare alcun tipo di allarme e attingere, invece, alle risorse creative del cervello. Il segreto sta nel compimento di piccoli passi, tanti micro-obiettivi che, anziché bloccare i meccanismi cerebrali, stimolano e sollecitano risposte e soluzioni, passo dopo passo. In questo modo, il cervello si predispone lentamente e dolcemente ai piccoli cambiamenti senza nemmeno accorgersene: punta dritto all’obiettivo senza fatica e produce anche evoluzioni ritenute prima irrealizzabili. Se, per esempio, una persona pigra e in sovrappeso avesse la necessità di dimagrire con l’ausilio di attività fisica costante e quotidiana e se ciò dovesse apparirle eccessivamente oneroso, si potrebbe aprioristicamente innescare un blocco associato a rinuncia o a sfiducia. La via del Kaizen suggerisce, allora, un approccio semplice. Invece di programmare corse mattutine impossibili o sedute in palestra improponibili a pigri, consiglia pochi minuti di attività fisica quotidiana: il cervello si predisporrà progressivamente al movimento, senza tentare di ostacolare un’attività che non avvertirà come una minaccia, ma come un normale, fluido movimento.

Piccoli gesti,  grandi movimenti

Anche Marco Bianchi sembra predisposto allo stesso approccio. Divulgatore scientifico della Fondazione Umberto Veronesi, è autore del libro “Io mi muovo 10 minuti per 30 giorni – Esercizi e ricette per mantenersi in forma” (Mondadori), nel quale indica, giorno per giorno, brevi sequenze di esercizi da svolgere comodamente a casa propria per pochi minuti, ma anche preziose informazioni e gustose ricette sulla sana alimentazione per prevenire le patologie più comuni.

 

La sublime determinazione nipponica

Ma il Kaizen può ispirare anche aspetti dell’esistenza più creativi e rarefatti, come ha potuto sperimentare Ennio Capasa, designer, fondatore di Costume National e autore del libro “Un mondo nuovo” (Bompiani). Durante il suo  soggiorno di due anni in Giappone, in qualità di assistente dello stilista Yohji Yamamoto, ha conosciuto e apprezzato la costante ricerca della perfezione, l’amore per il dettaglio, la dedizione per raggiungere i piccoli, costanti progressi quotidiani prospettati dal Kaizen che invita a cambiare continuamente il proprio punto di vista per intraprendere, con sublime determinazione, passo dopo passo, la via del miglioramento lento, ma inesorabile.

 

AZIONI MINIME PER GRANDI RISULTATI

da “Un piccolo passo può cambiarti la vita” di Robert Maurer (Vallardi)

  • Porsi domande semplici

In presenza di un problema, il cervello ama essere stimolato con domande semplici: ponendosi la stessa domanda per giorni, l’ippocampo, preposto all’immagazzinamento delle informazioni, non potrà ignorarla e comincerà a produrre risposte.

  • Immaginazione sensoriale

Ricorrere alla “scultura mentale” per sviluppare abilità fisiche, mentali e sociali, semplicemente immaginando di possederle con completo coinvolgimento sensoriale: il cervello modifica la sua struttura creando nuove connessioni neuronali che producono abilità motorie e verbali anche complesse.

  • Individuare i microproblemi

Imparare a risolvere i problemi quando sono ancora piccoli e apparentemente insignificanti può voler dire evitare di intervenire in modo più incisivo in seguito.

  • Rivolgere al partner piccole, costanti attenzioni

Imparare a dedicare attenzioni e ascolto reciproci, anziché azioni eclatanti come una vacanza da sogno o un regalo costoso, poiché sono più potenti di qualsiasi mega-regalo.

Daniela Mambretti

ARCHEOLOGIA L’Utima Cena: un’indagine tra fonti, luoghi, musei e tradizioni culinarie

Immagine da qumran2.net

Quali pietanze condivisero Gesù e gli Apostoli in occasione di uno dei momenti più significativi per il Cristianesimo come l’Ultima Cena? A questo e a altri interrogativi prova a rispondere l’archeologo torinese Generoso Urciuoli, insieme alla collega Marta Berogno, dopo un viaggio in Israele, con tappa finale a Gerusalemme.

Il cibo come chiave di indagine

L’indagine è stata condotta attraverso lo studio delle fonti, la visita di luoghi simbolici e di musei specializzati nella conservazione di ceramiche originali dell’epoca di Gesù, e attraverso il confronto tra antica e attuale tradizione culinaria. “La scelta del cibo come chiave di ricerca nasce dal desiderio di infondere profondità e concretezza allo studio, poiché dagli alimenti, dalla loro preparazione e da quanto vi gravita attorno è possibile raccogliere una serie di informazioni ampie e variegate sugli usi e sui costumi di un’epoca” – spiega Urciuoli che è anche coautore del libro “Piramidi e pentole” (Ananke). L’Ultima Cena ha cambiato le sorti dell’umanità e si è svolta in un’area di particolare interesse, in quanto coacervo di abitudini alimentari delle popolazioni preesistenti, poi della tradizione ebraica e di quella ellenistica, fino ai Romani: la Gerusalemme del 33 d. C. era una città decisamente cosmopolita sotto il profilo culinario. L’indagine spazia dal I secolo a. e d. C. e mira a studiare le consuetudini alimentari e gli oggetti che contenevano i cibi attraverso la ricostruzione di tre momenti conviviali: le nozze di Cana, che rappresentano la tradizione ebraica sotto il profilo dei precetti e dei divieti trattati nella Torà, il banchetto di Erode che, invece, contribuisce a creare il quadro internazionale della cucina di quell’epoca e l’Ultima Cena.

Le pietanze servite

Per condurre la ricerca su quest’ultimo convivio, gli studiosi sono partiti dalla considerazione che Gesù e i discepoli si ritenevano a tutti gli effetti degli ebrei e, pertanto, erano rispettosi della tradizione, e che il Cristianesimo è l’unico monoteismo che non ha prescrizioni alimentari. E allora cosa fu probabilmente servito e con quali modalità? “Una delle difficoltà maggiori consiste nell’epurare quel momento da tutte le interpretazioni successive, soprattutto sotto il profilo iconografico: spesso i dipinti mostrano Gesù e gli Apostoli seduti a una tavola imbandita, mentre, secondo la tradizione dell’epoca, erano probabilmente sdraiati” – sottolinea Urciuoli. Quanto agli alimenti offerti, l’archeologo non esclude che possano essere state servite pietanze già ridotte in piccole porzioni su vassoi, alcune zuppe, del pane azzimo e probabilmente del garum, una salsa di pesce e relative interiora che i Romani utilizzavano come condimento o per ammorbidire il pane tostato, ma diffusissima in tutte le province. Questa famosa salsa, tra l’altro, pare sia stata oggetto di una delle prime “delocalizzazioni” della storia: originariamente primato produttivo del territorio italico, ha subito poi un drastico calo a vantaggio della Spagna che, a un certo punto, venne riconosciuta come la provincia depositaria del miglior garum e conquistò tutto l’Impero.

Torta ziqqurat e altre stranezze….

Le informazioni su questi complessi movimenti, sui prodotti più in voga o sulla diffusione di particolari pietanze vengono acquisite dagli studiosi nei modi più eterogenei. La preparazione di quella che ricorda l’odierna torta nuziale a più piani, per esempio, è stata rintracciata in Mesopotamia grazie all’incrocio di vari elementi quali documenti amministrativi attestanti la fornitura degli ingredienti, la rappresentazione iconografica di una sontuosa torta multistrato e il ritrovamento dei relativi stampi, come quelli rinvenuti nel Palazzo di Mari, nell’attuale Siria: ed ecco servita la “torta ziqqurat” in onore della dea Ishtar. In altri casi, le informazioni possono giungere dall’analisi di pentolame contenente residui di cibo conservato grazie a particolari condizioni climatiche, come uno stufato di maiale in passato vegetale di epoca micenea, oppure attraverso i residui digestivi, come quelli presenti nello stomaco dell’Uomo di Tollund, una mummia del IV secolo a.C. ritrovata in Danimarca che, presumibilmente, come ultimo pasto, aveva gustato qualcosa di simile a una torta salata multicereali con erbe di stagione. Insomma, le fonti e gli spunti sui quali lavorare sono davvero curiosi e variegati: amore per la ricerca, attenzione per il dettaglio e contestualizzazione dei singoli elementi sono stati gli ingredienti essenziali anche nella ricostruzione dell’Ultima Cena e del suo menù straordinariamente simbolico.

Daniela Mambretti

PSICO-BENESSERE/Ascolto e consapevolezza per riconoscere le vere istanze del cuore

Crea un senso di incolmabile vuoto quel desiderio d’amore che spesso resta inappagato perché nato da una decisione inconscia: la convinzione di non essere degni di amore.

“E’ una decisione che può partire già dall’infanzia, basta un atteggiamento distratto o assente di un genitore per convincere un bambino di essere rifiutato e non amato”- spiega Rossella Panigatti, esperta di Comunicazione energetica e autrice del libro “La fame d’amore” (Tea). Questa decisione condiziona, nel tempo, tutti i rapporti affettivi e, se non resa consapevole, determina malessere, sofferenza e disistima senza un’apparente causa. La vita affettiva ne risulta confusa, si scambia l’attrazione fisica con l’amore, pretendendo dalla prima solo ciò che il secondo può dare, e si cerca di colmare l’incolmabile con cibo o altre dipendenze.

La visione energetico-spirituale

E’ possibile non cadere in un simile baratro? Secondo la visione energetico-spirituale basta fermarsi e ascoltare, senza confonderli, i veri bisogni del corpo e del cuore e scegliere, in totale consapevolezza, ciò che è davvero congruo in quel momento per sé stessi. “Al di là di tecniche specifiche, significa smettere di fare e fermarsi, chiedendosi se una determinata scelta è davvero coerente rispetto al proprio sentire. La risposta, se si è in ascolto onesto, è sempre piuttosto chiara” – sottolinea l’esperta. Per evitare relazioni ripetutamente sbagliate è necessario adottare il punto di vista energetico senza sovrastrutture mentali o ipocrisie.

L’importanza dell’energia “fluida”

Tutto diviene semplice e diretto: se l’energia della quale siamo fatti scorre bene e senza “muri”, le relazioni sono felici, il lavoro procura soddisfazione e ci si sente amati e accolti. Ascoltandosi senza pregiudizi è possibile individuare una sorta di mappatura interiore che permette di riconoscere le diverse vibrazioni dalle quali si è spinti all’azione. Si evita, così, di confondere l’impulso energetico che porta a una scelta di tipo sessuale, con quello che, invece, porta all’amore incondizionato e, soprattutto, si smette di pensare che la gelosia sia componente essenziale del “grande amore”, o che la manipolazione si accompagni al “voler bene”. Secondo Panigatti bisogna rendersi consapevoli che le vibrazioni del cuore sono diverse da quelle del desiderio: sono entrambe importanti e degne, ma è fondamentale non confonderle.

Daniela Mambretti

MEDICINA/Salvaguardia della femminilità al centro della chirurgia oncologica

Salvaguardia della femminilità e sicurezza oncologica sono gli obiettivi della chirurgia plastica ricostruttiva per le donne colpite dal tumore della mammella.

Interventi sempre più conservativi e metodiche di ricostruzione raffinate e rispettose del corpo femminile aiutano le donne che vivono un’esperienza traumatica, oggi, tuttavia, fonte di rinnovate speranze. Una vita ancora ricca di fascino e di gioia di vivere, come testimonia il libro fotografico A seno nudo di Cristina Garusi, Isabella Balena e Anna di Cagno (Tecniche Nuove).

Il coraggio (e la gioia) di mostrarsi

Quattordici donne, ex pazienti dell’Istituto Europeo Oncologico di Milano, hanno raccontato la loro storia e si sono offerte all’obiettivo fotografico con coraggio, simpatia e ironia. Le loro immagini provano che la chirurgia ricostruttiva oggi prospetta davvero possibilità impensabili fino a pochi anni fa. Se in passato l’unica preoccupazione era sopravvivere al tumore, oggi, oltre alla scontata attenzione oncologica, si aggiunge il desiderio di realizzare per la paziente addirittura il suo modello ideale di seno. Con questo obiettivo, la mammella sana è il riferimento di partenza e la paziente può esprimere il desiderio di volerla modificare, per esempio, sollevandola, aumentandola o riducendola: da questo presupposto, viene individuata la tecnica ricostruttiva per la mammella colpita dal tumore.

La paziente può desiderare e chiedere …

“Cerchiamo di assecondare le richieste della paziente al massimo delle nostre possibilità, proponendo la ricostruzione immediata insieme all’adeguamento del seno contro laterale e considerando anche altri fattori come il desiderio di future gravidanze o la pratica di sport che richiedono scelte particolari nella tecnica di ricostruzione” – spiega Cristina Garusi, chirurgo plastico e microchirurgo presso l’Ieo e coautrice del libro. Se la metodica più longeva prevede l’uso di protesi al silicone per la ricostruzione del seno malato, una nuova frontiera è rappresentata dalla ricostruzione autologa che necessita del prelevamento di tessuti della paziente da addome, dorso, gluteo o interno coscia, completi o meno di peduncolo vascolare e nervoso: con questo approccio, non si verificano rischi di rigetto e non si deve sostituire la protesi dopo un certo numero di anni.

Tecniche sempre più mirate

Anche il capezzolo può essere conservato, previo esame istologico intraoperatorio di controllo del tessuto retroareolare, o ricostruito: in questo caso, la ricostruzione, grazie al prelievo dell’apice del capezzolo sano o di un lembetto locale, rappresenta il tocco finale.

Daniela Mambretti

Giornalismo

Medicina, con particolare riferimento alla prevenzione e alla alimentazione funzionale, benessere, bellezza naturale, culture & tradizioni, arti & mestieri, psicologia e comportamento, con particolare attenzione alla crescita interiore, sono solo alcuni dei temi che tratto nella mia attività di giornalista pubblicista, collaborando con settimanali femminili, magazine e quotidiani.

 Attraverso la lettura, la ricerca, i viaggi e le interviste ai protagonisti degli articoli, approfondisco i temi che ritengo utili per i lettori informandoli sulle novità e su quanto, a mio parere, è socialmente e culturalmente rilevante.

Contatti

Per informazioni sulla lettura dell’Oracolo dei Registri Akashici e proposte di collaborazione, sono contattabile attraverso:

  • e-mail danimamb@tin.it
  • messaggi WhatsApp al numero 371 3537537

Luci di Akasha

LUCI DI AKASHA

Dopo essermi occupata a lungo, in qualità di giornalista, di temi relativi alla crescita personale,  dopo approfondimenti e corsi dedicati, ho creato Luci di Akasha, attraverso il quale, in qualità di Lettrice certificata dell’Oracolo di Registri Akashici, effettuo letture personalizzate delle carte create a scopo evolutivo da Lianka Trozzi, per  aiutare il Consultante a:

  • apprendere qual è il vero scopo della vita;
  • identificare  i doni e i talenti da mettere in gioco per la piena realizzazione;
  • rimuovere  le credenze limitanti che bloccano e boicottano l’evoluzione;
  • sciogliere i nodi karmici che limitano o impediscono la piena realizzazione;
  • rapportarsi al meglio con persone e situazioni, nel rispetto del  proprio scopo esistenziale;
  • ricevere guarigioni akashiche attraverso una tecnica energetica che permette il superamento di paure, traumi, dolori e pesanti fardelli del passato dei quali si diviene consapevoli e che, pertanto, si è pronti a lasciar andare per fare spazio a gioia, leggerezza e piena realizzazione. 

 COME SI SVOLGE LA LETTURA DELL’ORACOLO DEI REGISTRI AKASHICI

Attraverso la lettura delle carte dell’Oracolo dei Registri Akashici, il Lettore aiuta il Consultante nella conoscenza di alcuni aspetti che riguardano la sua crescita personale e l’evoluzione dell’anima. Le letture avvengono grazie alla guida dei Maestri Ascesi che hanno ispirato la nascita delle carte proprio per poter dispensare i loro consigli in modo semplice, diretto, chiaro e amorevole. Il Lettore di Registri Akashici si fa, pertanto, canale e strumento dei Maestri Ascesi: poiché l’obiettivo è il Sommo Bene del Consultante, la lettura è sempre pacificante, confortante e completa per essere di aiuto a chi la riceve.

Le letture si svolgono in un clima di ascolto, di calore e di giocosità che si protrae ben oltre il momento della lettura. Le luminose energie discese avvolgono il Consultante come una protezione e come una guida anche nei giorni successivi.

COME RICHIEDERE LA LETTURA DELL’ORACOLO DEI REGISTRI AKASHICI

 Due semplici passi per accedere alla lettura dell’Oracolo dei Registri Akashici

  1. È necessario prenotare la lettura, che avviene con videochiamata Skype o telefonata, contattandomi tramite e-mail all’indirizzo danimamb@tin.it, oppure tramite un messaggio WhatsApp al numero 371 3537537.
  2. La prenotazione della lettura, che prevede la possibilità di porre fino a 3 domande, avviene previo accreditamento dell’importo di Euro 30 attraverso ricarica PostePay con Iban IT96I3608105138252689152691   –  con causale “Lettura Oracolo Ras”.

 Effettuo letture dell’Oracolo di  Registri Akashici anche presso centri olistici o esercizi che desiderino offrire ai propri clienti l’occasione di conoscere uno strumento evolutivo accessibile, semplice e diretto, purché la lettura possa avvenire in un ambiente raccolto e nel rispetto della privacy del Consultante.

 

 APPROFONDIMENTO: AKASHA E I REGISTRI AKASHICI

Akasha è una dimensione di Amore puro, di pace, di conoscenza e di guarigione. È una dimensione di  vibrazione altissima dove dimorano i Maestri Ascesi, gli Esseri di Luce e le Guide Spirituali. Viene idealmente rappresentata come una Biblioteca Universale dove sono riposti, oltre agli infiniti saperi cosmici, il Registro Akashico –  una sorta di Libro della Vita – di ogni essere che dimora sulla terra, che contiene tutte le informazioni relative  sia  alle vite passate, sia a quella presente, costantemente aggiornate rispetto a ogni parola, azione, pensiero e vibrazione emessi.

I Maestri Ascesi sono il ponte di collegamento tra la dimensione terrena e Akasha e guidano ogni essere che lo desideri alla riscoperta di importanti elementi esistenziali come lo scopo della vita presente, i doni o talenti ricevuti, le prove karmiche da affrontare, le guarigioni karmiche da attuare e altre informazioni utili per  riallineare la vita che si sta vivendo rispetto al proprio scopo esistenziale.

 L’obiettivo è sempre il  Sommo Bene del Consultante e la realizzazione di una vita ricca e appagante